Lug 142018
 

PUBBLICATA IL 3 MAGGIO 2013 DAL CORRIERE DELLA SERA SALUTE 

«Quando ero bambino avevo un po’ di difficoltà a parlare. Un problema che si è aggravato con la pubertà e la prima adolescenza. Avevo proprio una terribile balbuzie. Ed è stato allora che ho cominciato a soffrire. I compagni mi prendevano in giro, e io non sapevo che fare.

D’altra parte, starmi a sentire era un calvario. Poco dopo ho avuto la fortuna di iscrivermi a un corso di recitazione, credo fosse il primo anno di liceo. Il teatro mi ha aiutato tantissimo. Quando memorizzavo le parole e le battute intere, non balbettavo più. È stato come un miracolo. O meglio, l’inizio della soluzione del mio difetto. So che ci sono stati tanti altri attori e attrici che hanno risolto allo stesso modo, con la recitazione e la memorizzazione, quell’incespicarsi delle parole.

Altri lo hanno risolto con il canto. Altri ancora, lontano dalle scene, non lo hanno superato per niente. Io ho continuato a balbettare fuori dal teatro per qualche anno, ma a forza di stare sul set sono riuscito a sconfiggere questo dramma personale. Oddio, ogni tanto quando mi innervosisco o sono emozionato, ancora tartaglio un pochino, ma riesco a controllare l’handicap. Sì, perché per tanto tempo l’ho proprio vissuto come un handicap: ero convinto che non sarei mai stato capace di esprimermi come tutti gli altri, che sarei stato sempre diverso.

Una sensazione di impotenza orribile. L’autostima a pezzi. Posso dire che l’autodisciplina che mi ci è voluta per controllare la balbuzie mi ha aiutato molto nella mia carriera di attore, con tutti gli inevitabili alti e bassi. Così come mi è servita ad affrontare tanti altri ostacoli dell’esistenza. Chi farfuglia non ha vita facile. Io odio quando la gente che prende in giro i balbuzienti, non vedo cosa ci sia da ridere, è una comicità da due lire. A me ovviamente fa rabbia.

«PARLO IL MENO POSSIBILE»- Conoscete adulti che balbettano? Forse no, ma ce ne sono molti. Il fatto è che chi tartaglia compie uno sforzo immane per parlare fluentemente, senza incastrarsi su una sillaba. Noi balbuzienti abbiamo imparato a usare varie strategie per far finta di essere normali. A volte restandosene in silenzio. Anche io parlo il meno possibile quando non recito. Chiaro che con gli anni ho imparato a gestire gli intoppi nei miei discorsi con l’esperienza e la ripetizione di frasi chiave, specie in sede di intervista. Ma dentro di me so che sto facendo finta di parlare in modo fluido, e mi sento una specie di impostore, come se stessi bluffando. Esistono terapie per la balbuzie, ma uno degli ostacoli principali alla cura è che nessuno sa esattamente quali siano le cause di questa sindrome verbale.

 

Sappiamo che deriva da una serie di cause fisiche e psicologiche che si manifestano in miriadi di schemi. In passato è stata considerata come una forma di fragilità emotiva, o di instabilità. Ma attualmente si pensa che sia un problema di derivazione fisiologica, un’incapacità cerebrale di coordinare il discorso. A volte è ereditaria, non nel mio caso. Tiro un grande respiro di sollievo, come padre, che le mie tre figlie non abbiano ereditato da me la balbuzie. Parlano perfettamente, e di filato. Fin troppo!» 

 

La balbuzie si può dominare e io posso aiutarti, mettiti subito in contatto con me : info@ubaldosaltarelli.it

Corriere Della Sera clicca per leggere l’intervista

Lug 032018
 

COME  HANNO DOMINATO LA BALBUZIE.

In Italia ci sono circa  sei milioni di balbuzienti a vari gradi di balbuzie, di questi solo una parte riesce a dominarla e parlare fluentemente in ogni occasione.

Nella storia grandi uomini e donne, filosofi,attori, condottieri, presidenti, re, sono stati affetti da balbuzie, ricordi il film  “Il discorso del re”? E’ la storia,vera, di  Re Giorgio VI d’Inghilterra, un uomo timido e balbuziente che ha regnato nel Regno Unito dal 1936 al 1952.

Studiando la vita di queste persone si scopre il loro segreto per dominare la balbuzie:

  • Sono stati in grado di creare un ambiente favorevole che li allenasse a parlare ( A parlare si impara parlando);
  • Hanno  imparato a esprimere la loro opinione in ogni occasione;
  • Hanno imparato le tecniche giuste per dominare la balbuzie (Respirazione, stato d’animo,  controllo delle emozioni. in pratica tutto quello che ti può insegnare oggi la PNL);
  • Hanno cambiato le loro convinzioni su  se stessi e su quello che erano in grado o meno di fare (Ti consiglio di leggere il mio E book “Keep calm e cambia le convinzioni depotenzianti”);
  • Hanno dato un valore alle loro parole;
  • Hanno cambiato la loro identità, rifiutando di credersi solo dei balbuzienti;
  • Molti sono andati oltre, dando alle loro parole un valore spirituale come ha fatto il Mahatma Ghandi;

“La fatica che faccio ad esprimermi,mi ha insegnato a pesare le parole”

                                                                                                                                                     Ghandi

Ghandi imparò a dominare  la timidezza e la balbuzie difendendo gli oppressi immigrati indiani in Sudafrica. Cambio se stesso per cambiare il mondo.

Ci sono state così tante persone balbuzienti nella storia da poter dire che una grande parte della storia è stata fatta dai balbuzienti.

Ne  elenco qualcuno dei più famosi,  continua a leggere e ti stupirai:

Mose, Demostene,  Aristotele, Cicerone, Papa Alessandro VI, Clara Barton (fondatrice della Croce Rossa  Americana), Tommaso Becket, Alessandro Manzoni, Winston Churchil, Tomas Gefferson, Lenin, Marilyn Monroe, Napoleone, Isaac Newton , Teodore  Roosevelt, George Wasington.

Per chi ama la musica, anche Gimi Hendrix. 

Pensavi di essere solo? Questi sono solo una minima parte delle persone affette da balbuzie che hanno fatto la storia.

Cosa hanno fatto queste persone per dominare la balbuzie?

  • Hanno dato una motivazione al loro desiderio di parlare;
  • Hanno acquisito l’identità  giusta superando quella di balbuziente;
  • Hanno acquisito la convinzione che le loro parole fossero utili a loro stessi e agli altri;
  • Hanno riscoperto i loro valori e rapportati a quello che volevano ottenere;
  • Hanno imparato tecniche giuste e l’uso della respirazione, della voce, del corpo;
  • Hanno ricercato e trovato ogni occasione  per parlare;
  • Sono usciti dall’isolamento.

Questo mi rispecchia,  ed è il percorso che mi ha permesso di dominare la balbuzie.

Se anche tu sei affetto da balbuzie, o hai, comunque, difficoltà nel parlare, paura, agitazione, senso di soffocamento e tutto quello di negativo potresti provare, devi sapere che superare il problema è possibile e io posso aiutarti!

         Siamo i padroni delle nostre parole.

Giu 252018
 

E possibile dominare  la balbuzie e parlare in modo fluente?

Sembrava impossibile anche a me, CHE SI POTESSE DOMINARE LA BALBUZIE , le parole si bloccavano in gola, tra i denti, sulle labbra, sillabe che si ripetevano senza che la parola arrivasse a compimento.
Morivo di vergogna, trovavo ogni scusa buona o meno per evitare di parlare.

Non so se tu sia affetto da Balbuzie, se conosci qualcuno che sia balbuziente, se riesci a parlare liberamente, in pubblico e in privato, so che comprendi quale disaggio la balbuzie provoca.
In seguito al mio incontro con la PNL, ho imparato a “calibrarmi”.Calibrare in PNL significa osservare per capire cosa succede nelle persone in determinati momenti e quali risposte diano a seguito di azioni, parole, emozioni.

Ho osservato cosa succede al mio corpo quando venivo colto dalla balbuzie:
 

Si chiudeva il respiro;

 Si stringeva la gola; (Stai pensando che è una brutta sensazione? Si esatto! E’ una bruttissima sensazione).

 Più cercavo di parlare velocemente più balbettavo;

 Le parole si bloccavano e diventavano sillabe troppo lunghe e ripetute;

Mi sentivo prigioniero della Balbuzie, del mio difetto di parola, di qualcosa che mi impediva di parlare.
Mi ero rassegnato, lunghi anni di silenzio, parlavo solo lo stretto necessario.
La PNL fu determinante per quello che è accaduto in seguito e per la mia decisione di utilizzare tecniche di PNL per affrontare e superare la balbuzie o almeno per dominarla.

La prima volta che ho sentito parlare di PNL fu in una corsia di ospedale, me ne parlò un amico mentre aspettavo che mio padre uscisse dalla camera operatoria, poi l’incontro con Debora Conti e il suo GPXS, le prime nozioni, le prime sperimentazioni, i primi tentativi di “aprire bocca”.
Poi un giorno un invito a fare da testimonial in una conferenza di Debora Conti.
Non potevo dire no, ma tutto il corpo e la mente si rifiutavano di fare quella cosa.

Nei giorni precedenti applicai su di me tutto quello che avevo imparato della PNL: Cambio del dialogo interno, visualizzazioni, ancoraggi, cerchio dell’eccellenza.
Avrebbe funzionato? Una parte di me era sicura di si, una vocina… la vocina della Balbuzie mi diceva che non sarei stato capace di aprire bocca.
C’è un modo suggerito da Richard Bandler per azzittire la vocina che ci dice che tutto andrà male…. Poco educato… ma funziona.

Il giorno della conferenza ero in fondo alla sala con una amica, quando Debora mi chiamò, sentii il cuore scoppiare in gola, mentre mi dirigevo verso il palchetto la sala applaudiva.
“Bello l’applauso… mi piace” pensavo dentro di me, lo avevo desiderato da sempre.
Sul palchetto Debora comincio a fare domande e io a rispondere, non era così male stare lì ed essere apprezzato da tutti.
Non so se ho balbettato, la mia amica che era in fondo alla sala, mi disse che ero andato bene, parlato spedito con qualche inceppo.

Quel giorno ho capito tre cose:

  •  Se hai qualcosa da dire, devi dirla, non importa se balbetti, fai comunque del bene a qualcuno che forse sta aspettando solo le tue parole;
  •  Che la balbuzie si vince o si domina parlando;
  • Che la PNL poteva veramente aiutarmi a dominare la balbuzie.

Da quel giorno non ho perso occasione per parlare, domino la balbuzie che in cuor suo vorrebbe azzittirmi ma se abbiamo qualcosa da dire, niente può farci tacere, siamo padroni delle nostre parole.

Giu 192018
 

QUANDO MI SONO ACCORTO DI BALBETTARE

 

Non ricordo quando ho iniziato a balbettare, ma so che un giorno è accaduto.

All’improvviso la classe è scoppiata a ridere ma in quel momento non ho capito perché.
Cosa era successo? Perché ridevano? Cosa avevo detto?
Il problema non era cosa avevo detto… ma come lo avevo detto.

La professoressa di francese mi stava interrogando e l’interrogazione si svolgeva in francese, tra le tante approssimative parole che uscivano dalla mia bocca dovevo pronunciare l’articolo partitivo “du”e l’ho ripetuto troppe volte..

All’epoca andava di moda un ritornello, legato alla pubblicità di una caramella che ripeteva più volte: “Dudududu … dudududù “, e al mio balbettare un compagno di classe ha intonato il ritornello e tutta la classe è scoppiata a ridere.
Al momento non ho capito bene cosa stava succedendo, poi mi sono reso conto che le parole non fluivano dalla mia bocca ma si interrompevano, stentavano a partire, si bloccavano, si fermavano in gola insieme al respiro per attimi che sembravano infiniti.

Mi sono improvvisamente reso  conto di balbettare, avevo 15 anni e frequentavo il primo anno delle scuole superiori.
E mi sono subito reso conto di cosa poteva significare:
Grande vergogna;
Isolamento;
Difficoltà di approccio con una ragazza (ragazzina… avevo 15 anni);
Crollo della prospettiva di una carriera politica che già mi prefiguravo;


Sono seguiti tempi in cui avevo paura di aprire bocca per paura di essere deriso, parlavo poco, ma in compenso me la cavavo nello scrivere.
Spesso ho scritto interventi, relazioni, discorsi pronunciati da altri, dei quali spesso prendevano il merito.
Devo dire che parenti e amici non mi facevano pesare la balbuzie o almeno non in maniera evidente.
Con il tempo ho trovato il mio modo per esprimermi, con piccoli e costanti accorgimenti ma la balbuzie mi pesava, quelle parole che di bloccavano sembravano non essere le mie, nella mia mente fluivano ma qualcosa le bloccava, in gola, sulle labbra, tra i denti.

Tornando al primo episodio di balbuzie che ricordo, l’anno precedente non era stato un anno facile.
Sono stato bocciato al primo anno delle scuole superiori, costretto a cambiare scuola con la voglia di finirla là e lasciare lo studio.
Sempre in quell’anno sono stato aggredito da uno dei soliti bulli che ancora oggi, purtroppo, girano nelle le scuole e purtroppo ancora non praticavo l’arte marziale che poi ho praticato per tanti anni.
Certo… episodi spiacevoli ma nessun “trauma” che può giustificare la balbuzie.

Era semplicemente accaduto, senza una giustificazione, senza un motivo, senza una ragione evidente.
Erano gli inizi degli anni 70, dall’altra parte del mondo, due ragazzi Richard Bandler e John Grinder, stavano creando una disciplina che avrebbero chiamato PNL (Programmazione Neuro Linguistica).
Ci sono voluti molti anni prima che la PNL arrivasse a me come ho raccontato in “Parla con sicurezza” un E. Book che ha già aiutato tante persone a esprimersi liberamente e a superare i blocchi e le paure che impediscono a chi ha difficoltà di espressione ma anche a chi teme semplicemente di esporsi, di esprimersi in libertà.

Quando è arrivata a me la PNL si è aperto un mondo e ora aiuto persone balbuzienti e non a esprimersi meglio.
La balbuzie non è l’unico difetto nel parlare, c’è chi parla troppo velocemente, chi invece troppo lentamente, chi tocca in continuazione la persona con cui parla, chi grida, chi invece parla a voce troppo bassa.

A volte capita ancora, in certi momenti, ma ho imparato a controllare quello che accade dentro me stesso e riesco a parlare in modo che se non dichiaro io la mia balbuzie, difficilmente gli altri se ne accorgono, e questa è una delle più grandi soddisfazioni della mia vita.
A presto
Ubaldo

Set 202017
 

Dopo aver fatto la RUOTA della VITA, ( hai fatto l’esercizio? Se non l’hai fatto ti invito a leggere l’articolo e a divertirti con quel coloratissimo esercizio  Clicca qua ) e dopo aver valutato i vari settori della vita, Il passo successivo è darsi degli obiettivi.

Sta a te stabilire in quali settori … e cosa vuoi ottenere, la cosa importante è che non resti un sogno.
Mi piace dire che non sempre si realizzano i sogni ma tutto quello che è stato realizzato è stato prima sognato. Questa è la fase in cui si sogna e si trasformano i sogni in obiettivi e poi in realtà.

So che pensando al tuo sogno ti starai dicendo : Vorreiiiiiiii ……
Ecco il primo requisito perché un sogno diventi un obiettivo: Lo devi volere.
Vorrei è qualcosa di limitante, è un non desiderio, lo vuoi o non lo vuoi , non c’è un vorrei di mezzo.

Il secondo requisito è il VOGLIO deve essere espresso in positivo.
Faccio un esempio: hai scelto tra i settori della tua ruota della vita sul quale lavorare, il settore della salute e magari come succede spesso, si deve rientrare in un certo peso per stare bene. Dire non voglio più pesare tanti kg è un errore, la mente inconscia non processa le negazioni e si esprime per immagini, se dici di NON voler più pesare tanto, l’immagine che rimandi alla tua mente è proprio la tua immagine con tutto quel peso.
La mente inconscia, è ubbidiente, non è ironica, non discute fa esattamente quello che tu vuoi sia che tu glielo dica in un modo o in un altro …
Ti faccio un altro esempio, considera la tua mente come un navigatore satellitare, per arrivare all’indirizzo giusto, dove tu vuoi arrivare , devi inserirlo chiaramente nel navigatore, poi sarà lui a trovare le strade giuste, se sbagli a girare, sarà il navigatore a ricalcolare il percorso fino a quando non arrivi a destinazione.

Questo esempio introduce ancora un altro requisito del sogno che diventa obiettivo, deve essere SPECIFICO.
Specifico significa che bisogna essere estremamente chiari su quello che si vuole.
Tornando al peso che bisogna riconquistare, dobbiamo determinare esattamente che peso vogliamo avere … Voglio pesare esattamente XX kili!
E siamo a buon punto … Voglio pesare esattamente XX kili … entro quanto tempo?

Il quarto elemento del sogno che diventa obiettivo è quello di essere DEFINITO NEL TEMPO.

Dire di voler raggiungere un obiettivo senza dire entro quando equivale a dire… da lunedì comincio e non cominciare mai…. Quante diete dovevamo iniziare di lunedì? Quante palestre dovevamo frequentare dal 2 gennaio ? Ma quale lunedì? Ce n’è uno a settimana e quale 2 gennaio? Ce n’è uno ogni anno.
Si dice, ormai un po’ troppo ripetuto ma è vero, che la differenza tra un sogno e un obiettivo è una data.
Quindi un obiettivo deve avere una data di inizio nella quale si inizia a progettare e fare e una data di fine, entro la quale l’obiettivo deve essere raggiunto.
Riepilogando un obiettivo deve:

Essere voluto;

Espresso in positivo;

Specifico;

Definito nel tempo;

Ci siamo quasi, ancora qualcosa: Deve essere credibile, se dici di voler perdere 20 kili in una settimana, non è credibile, a meno che non subisca una radicale amputazione, ma questo non sarebbe molto salutare.

Un elemento essenziale del sogno che diventa realtà è che sia, come si dice in PNL, ECOLOGICO, nel senso che deve essere buono per te e anche per gli altri.
Pensa se per raggiungere il tuo obiettivo, dovessi lavorare per 20 ore al giorno per sei giorni a settimana, che ne sarebbe della tua salute? Quando potresti stare con la tua famiglia, con i tuoi affetti? Non sarebbe qualcosa si buono ne’ per te ne’ per gli altri.
La realizzazione dell’obbiettivo deve essere sotto la TUA RESPONSABILITA’ e deve essere un TUO OBBIETTIVO.

Se pensi che la responsabilità del raggiungimento del tuo obbiettivo, possa essere relegata a qualcun altro, evidentemente non hai un obbiettivo ma solo la speranza che qualcuno faccia qualcosa per te .. raramente ciò avviene.

Per concludere , non puoi avere obbiettivi per altri ma solo per te, sei l’unica persona su cui hai potere , sui tuoi pensieri e sulle tue azioni.. quindi adesso tocca a te.

Se vuoi, ora, hai gli strumenti necessari per stabilire quello che vuoi e come raggiungerlo.
Su come raggiungere gli obiettivi ne parlo più approfonditamente nell ‘E Book “Semplicemente PNL” che trovi cliccando sul titolo.

Aspetto tue notizie, attraverso i commenti o scrivendomi a info@ubaldosaltarelli.it
Buon lavoro e a presto.
Ubaldo

Set 112017
 

 Settembre si ricomincia, è un po’ come un capodanno , si rivedono i progetti, si fa il punto della situazione, quello che è stato realizzato, quello ancora da realizzare ma in via di completamento e.. quello che ancora non è stato iniziato.

Settembre è il momento giusto per mettersi con carta e penna, quello che viene scritto rimane, e cimentarsi di nuovo con la ruota della vita che rimane lo strumento migliore per verificare il percorso fatto fino ad oggi e quello che ci si prefigge ancora di fare.

Brevemente, per chi non ha affrontato mai la ruota della vita, spiego di cosa si tratta: La ruota della vita è una rappresentazione grafica dei vari settori della vita, una ruota divisa in più parti, otto o dieci di solito, ogni parte rappresenta un aspetto della vita e valutando il punto dove ci si trova , si da un valore da zero a dieci. Zero rappresenta la completa non realizzazione, il dieci per riflesso la realizzazione completa di quel settore. Questa valutazione va riportata sulla ruota colorando lo spicchio interessato.

Certamente il desiderio di ognuno è arrivare al dieci in tutti i settori ma non sempre è possibile, a volte la ruota appare non idonea a sostenere un viaggio  perché ci sono dei settori che rispetto ad altri, lasciano molto a desiderare.

Personalmente ogni volta ne scelgo un paio dove concentrare la mia attenzione, in modo da non disperdere energie e focus, tralasciando volontariamente quelli che in quel momento mi sembrano meno importanti.
Ci sono dei settori nei quali mi trovo, almeno per adesso, bene cosi come sono, altri che hanno bisogno di attenzione e di solito sono quelli che se realizzati… migliorati… a cascata si riflettono su tutti gli altri o in parte su alcuni.

Faccio un esempio: Nel settore dedicato alle amicizie e alle relazioni, mi sono prefisso di uscire la domenica con gli amici per praticare il Nordic walking, e nel settore del lavoro, mi sono prefisso di lavorare qualche ora in più per avere le risorse economiche per pagarmi le uscite, le attrezzature e cosi via. Quindi lo scenario che mi si presenta è: che se non ho una buona salute, non riuscirò a fare delle lunghe camminate come invece mi piace, ne a godere della compagnia delle persone con le quali mi piace uscire e nello stesso tempo devo curare molto bene la gestione del tempo per lavorare si un po’ di più e guadagnare un po’ di più per permettermi le uscite e devo anche non trascurare e togliere tempo agli affetti, alla famiglia, agli amici stessi con i quali voglio relazionarmi.

Il settore della Salute e il settore del tempo avranno una grande importanza per i miei obiettivi, dovrò tenermi in forma con l’attività fisica, con l’alimentazione e cosi via , e nello stesso tempo, magari, non impiegare tempo sui social o altre cose meno utili e fare più lavoro negli stessi tempi in modo da non toglierne alla famiglia, agli affetti, alle relazioni ecc.
Quindi è evidente che molti settori, se non tutti i settori della Ruota della vita, sono interconnessi e alcuni più di altri sono significativi per la ricaduta che hanno complessivamente su tutti gli altri settori.
La ruota della vita è uno strumento molto importante, è il punto di verifica per capire da dove parti e ti aiuta a capire dove vuoi arrivare, dalla ruota puoi partire per formulare i tuoi progetti, ma di questo ne parleremo in seguito.

Ora tocca a te, ricalca l’immagine che illustra questo articolo, i settori indicati sono quelli che di solito si prendono in considerazione in una seduta di coaching ma tu puoi cambiare e inserire altri settori che ritieni importanti e fa il punto della situazione.
Colora i vari settori, giudicando onestamente dove sei, è una cosa solo tua, nessun altro la vedrà se tu non vuoi, quindi è inutile mettere tutti 10 ci saranno anche dei 6 o anche 5, a me capita.


A che punto è la tua vita in questo settembre?
Stai andando verso la riuscita dei buoni propositi che ti eri posto/a all’inizio dell’anno?
Li hai lasciati andare ?
Cosa vuoi realizzare da oggi a fine anno ?
E nell’anno prossimo … nel 2018 cosa vuoi realizzare? Quali sono i tuoi obiettivi?
Lo so che sembra difficile rispondere a tutte queste domande, prendi del tempo per te, carta e penna, e comincia a riflettere. Sicuramente l’aiuto di un Coach contribuirebbe a rendere più facile fare il punto della situazione, definire gli obiettivi e poi realizzarli.
Ti auguro buon lavoro.. e.. il 2018 sta arrivando

Nov 142016
 

mercatoMi  chiedono spesso cosa è la PNL, le risposte sono tante, come sono tante le persone che se lo chiedono e me lo chiedono. Nel corso del tempo le risposte sono cambiate.

Man mano che prendevo sempre più  coscienza, io stesso, di cosa stavo parlando e promuovevo, le risposte erano diverse: La cassetta degli attrezzi, lo studio soggettivo dell’esperienza, lo studio dell’esperienza umana, lo studio dell’eccellenza…  ma erano cose che sentivo lontane da me e dalle persone alle quali rispondevo. Certo che erano e sono definizioni giuste… Ma… quanto comprensibili a breve? Erano risposte che facevano dire … “Ahhhh ho capito!”?

Credo che la semplicità delle cose sia l’arma vincente in tutto, PNL compresa, anche per questo il mio primo libro si chiama “Semplicemente PNL“, rendere le cose semplici è stato sempre il mio “pallino” forse perché mi sono trovato molte volte davanti a complicazioni inutili, anche durante lo studio della PNL stessa.

Ora a chi mi chiede cosa è la PNL dico che è qualcosa che facciamo ogni giorno il più delle volte inconsapevolmente , che ci “Programmiamo” in base alle esperienze passate, in base a quello che crediamo, in base a quello che ci dicono e  a quello che ci diciamo, dico che la PNL non ha inventato nulla, se mai ha scoperto qualcosa su come funzioniamo, su quali sono i nostri meccanismi interni che ci spingono a realizzare o meno quello che vogliamo e che comunque in un modo o in un altro mettiamo in moto dei meccanismi consci e inconsci che ci spingono a dei comportamenti piuttosto che ad altri.

La PNL ha avuto e ha il merito di individuare le cose che funzionano nella nostra mente, nella mente di chi ha successo, di chi realizza i propri obiettivi, di chi riesce a vivere felicemente la propria vita e le ha rese fruibili a tutti con delle tecniche sostanzialmente semplici, che molto spesso somigliano a giochi.

Ha anche avuto il merito di individuare tutto ciò che nella nostra mente ci impedisce di realizzare quello che vogliamo e ci ha dato i mezzi per superare gli ostacoli che si sovrappongono tra noi e i nostri obiettivi. Ne ho trattato in modo semplice nel mini ebook “STAI CALMO E CAMBIA LE CONVINZIONI DEPOTENZIANTI”.

La PNL è semplice, è qualcosa che applichiamo ogni giorno. Ci “programmiamo” o anche … purtroppo … “ci programmano”, è PNL? … si lo è! I telegiornali, la pubblicità, anche gli scaffali del supermercato ci condizionano… è PNL … si lo è!  La persona che riesce a realizzare se stessa e vivere la vita che desidera è PNL?… Si lo è!  Qualcuno che in mezzo a tanti mediocri riesce ad emergere pur vivendo nello stesso ambiente  è PNL? … Si lo è!  

Non c’è un momento della nostra vita in cui il nostro dialogo interno tace, parla.. parla… parla… e non c’è modo di azzittirlo, ma possiamo trasformarlo, possiamo cambiare quello di cui siamo convinti, possiamo scegliere i nostri pensieri … POSSIAMO. 

A questo serve la PNL , a restituire potere a noi stessi, a farci capire che possiamo avere una vita diversa  da quella a cui sembriamo destinati.

Cos’è allora la PNL? E’ la vita di tutti i giorni, sono i nostri pensieri, le nostre convinzioni, i nostri valori, la PNL è quella cosa che ci può cambiare la vita perché ci insegna a fare nel modo più utile e naturale quello  che facciamo già  in modo inconsapevole.

 

 

Mag 062016
 

Per un Coach la formazione è essenziale, sia che la dia o che la riceva.
Dopo aver frequentato le migliori scuole di formazione e aver accumulato una discreta “esperienza sul campo” sento sempre il bisogno di migliorare la mia formazione e di conoscere nuove tecniche che mi permettano di aiutare le persone a raggiungere i propri obiettivi e a risolvere i problemi che la vita ci offre ogni giorno, a trasformali in occasioni di crescita e di cambiamento.

Sinceramente non è facile trovare della buona formazione, almeno formazione di alto livello.
Ieri girando per internet alla ricerca di qualcosa di nuovo sul panorama della formazione mi sono imbattuto nel corso “Strumenti di coaching” di Debora Conti.

pnl-coach-strumenti-coaching-debora-contiLa curiosità mi ha spinto ad approfondire la lettura della pagina.

La pagina è gradevole e da una prima idea di quello che sarà il corso complessivamente.

Spiega chiaramente cosa imparerai e cosa otterrai partecipando al corso , con la consueta onestà che deve avere un grande Coach. Un link ti porta a una successiva pagina e qua trovi un assaggio di quello che sarà il corso: Tre video in omaggio da vedere tutto d’un fiato e scopri già la qualità della formazione che cercavi. Senza contare poi i bonus che avrai frequentando il corso, in conclusione guadagni di più di quello che spendi.

Mi ha convinto, questa è formazione di qualità!
Conosco Debora Conti da molti anni, posso dire che per certi aspetti è stata la mia Maestra, ha cambiato la mia vita, mettendomi nella condizione di appassionarmi alla PNL, e di cambiare me stesso e altre persone, so che Debora conti ha cambiato anche la vita di migliaia di persone che le si rivolgono e se ha cambiato la mia vita di uomo timido e balbuziente e quella di altre migliaia di persone, è evidente che il suo Coaching è Coaching di qualità.

Ora Debora ci rivela i suoi segreti, ci spiega come entrare nel cuore e nella mente delle persone, il suo modo di spingere le persone a cambiare utilizzando le tecniche di Coaching che lei usa e che ha creato e tecniche di PNL.

Inutile dire che il 24 e 25 settembre sarò a Milano per partecipare al corso… dimenticavo una cosa estremamente gradevole, il corso è in promozione, puoi partecipare risparmiando del denaro e ottenere di più di quello che pensavi.
Che tu sia già un Coach esperto, o che tu sia in via di diventarlo, spero di incontrarti a Milano il 24 e 25 settembre per partecipare con Debora Conti al corso “Strumenti di Coaching”

Ott 202014
 

jet-privato-high-tech  Nonno Francesco aspettò tre giorni in stazione un treno che non è mai passato, evitando di prendere tutti i treni che in quei tre giorni sono passati per la stazione di Marino.
Aspettava il treno dei “poveracci”e non il treno dei “signori”…

Siamo ancora come Nonno Francesco?

Qualche giorno fa, cercando un biglietto conveniente da acquistare sul sito di Trenitalia, la domanda me la sono posta: “Siamo come Nonno Francesco”?

Quando sul sito di Trenitalia, si clikka sul tipo di treno che occorre prendere per un determinato viaggio, si apre una tendina con tutte le offerte e con stupore ho notato che, pur essendoci delle offerte convenienti di viaggio, in aree del treno che potremmo definire di prima classe, al prezzo dell’area base, i posti in quell’area erano terminati e i posti in “prima” allo stesso prezzo della base, erano ancora tutti lì… invenduti e… ripeto… il prezzo era esattamente lo stesso.

Forse SI! Siamo ancora come Nonno Francesco non crediamo ancora di meritare di viaggiare nel treno dei signori e probabilmente non andiamo a vedere cosa c’è oltre quello che ci aspettiamo che ci sia per noi, altrimenti ci accorgeremmo che ci sono dei posti più comodi che ci stanno aspettando.

Il meritare o meno una determinata cosa, e la convinzione più potente che abbiamo quando dobbiamo raggiungere qualcosa che ci sta a cuore, fa parte di quelle convinzioni che abbiamo su noi stessi, sulla nostra identità.

Potremmo avere il desiderio, l’occasione, la possibilità di ottenere qualcosa, di raggiungere un obiettivo, ma se non crediamo di meritarlo, non lo otterremo, non raggiungeremo l’obiettivo che ci siamo prefissati. Questo avviene senza che ce ne rendiamo conto, è un programma cha abbiamo dentro e come un virus nel pc, parte ogni volta cha apriamo gli occhi la mattina e impedisce che girino i programmi migliori.

Personalmente sono convinto che ogni persona merita di “viaggiare in prima classe”, ma quello che credo io, non importa se non lo credi anche tu, quindi torna a un obiettivo che hai mancato, o qualcosa che non hai ottenuto, e chiediti: “Credevo di meritarlo?” Pensaci attentamente, guarda dentro… parla con il cuore.

Ti verranno in mente quei sensi di colpa che ti porti dietro, quella volta che hai dato una rispostaccia, un compito non fatto…
Chiediti se sono queste cose che ti fanno pensare di non non essere meritevole. Dopo di che renditi conto che il passato è ormai passato e quello che hai fatto ormai è fatto e probabilmente lo ricordi solo tu.

Renditi conto che noi facciamo quello che possiamo con le risorse che abbiamo in quello specifico momento, non con le risorse che abbiamo oggi dopo anni di vita e di esperienza in più.

Pensa che il comportamento che noi abbiamo in ogni occasione, quel comportamento non siamo noi, è solo un comportamento, noi siamo infinitamente migliori e meritevoli di viaggiare nel treno della vita in prima classe.

Per l’esercizio che ti sto per proporre occorre qualche foglio di carta, una penna, un cestino per i rifiuti con una busta di plastica e qualche minuto del tuo tempo:

• Scrivi tutti i motivi per cui pensi di non essere meritevole sul foglio di carta… Mettici i ricordi spiacevoli in cui non ti sei piaciuto/a, tutti i sensi di colpa, la paura di affrontare le situazioni, tutto quello che ti viene in mente;
• Rileggili attentamente, rifletti se puoi averne dimenticato qualcuno, forse nascosto ce n’è un altro cerca bene… ne basta uno dimenticato per farli tornare tutti, permetti a te stessa/o di trovarli proprio tutti;
• Ora che li hai scovati e scritti tutti in quel foglio di carta, sono in tuo potere, non possono più scappare, è ora di dirgli addio;
Assapora la sensazione di potere che hai, provala intensamente, vediti forte e meritevole,ascolta quel sospiro di sollievo che arriva dal cuore;
• Appallottola il foglio di carta, gettalo nel cestino, chiudi la busta e portala subito in un cassonetto per la raccolta dei rifiuti;
• Ora scrivi tutti  i motivi per i quali ritieni di essere meritevole;
• Rileggili e controlla che ci siano proprio tutti, valli a scovare che ci sono e sono tanti, non dimenticarne nessuno ma lascia uno spazio nel foglio, forse dovrai aggiungerne altri
Renditi conto di che meravigliosa persona sei;
• Piega il foglio, mettilo nel portafoglio e rileggilo spesso, se puoi tutti i giorni.

Ora premiati, fatti un regalo, è più che meritato per il lavoro che hai fatto.

Io voglio premiarti con un brano attribuito a Nelson Mandela:
La nostra paura più profonda non è quella di essere inadeguati, ma di essere potenti oltre misura. E’ la nostra luce, non la nostra ombra a spaventarci di più. Ci chiediamo, chi sono io per essere brillante, bellissimo, pieno di talento e favoloso? In realtà, chi sei tu per non esserlo? Sei figlio di dio. Il tuo giocare in piccolo non serve al mondo. Non c’è niente di illuminato a sminuire se stessi in modo che altre persone non si sentano insicure vicino a te. Siamo tutti nati per brillare come fanno i bambini. Siamo nati per manifestare la gloria di Dio che è dentro di noi. Non solo in alcuni di noi, ma in tutti noi. E mentre lasciamo che la nostra luce risplenda, inconsciamente diamo agli altri la possibilità di fare altrettanto. E quando siamo liberati dalle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.”

E con questo ti auguro che il viaggio della tua la vita sia sempre in prima classe.
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Set 302014
 

Francesco era il mio bisnonno da parte materna. Era il padre di mia nonna. Era nato e vissuto in un paesino della Ciociaria, terra dura e difficile da coltivare. La sua era una vita difficile, piena di sacrifici e a volte soffriva la fame. All’epoca si viaggiava sui carretti trainati da cavalli o da asini. Un giorno Francesco decise che quella non era più vita, mise le poche cose su un carretto, e con nonna Donata, sua moglie sposata da poco, venne ad abitare a Marino, nella provincia di Roma.

Qui la terra era migliore, grandi vigneti, grandi estensioni di terreni coltivati e da coltivare, terra che dava i frutti ogni anno e ti ripagava della fatica e del sudore. Una specie di paradiso per Francesco e Donata che facevano di mestiere i braccianti agricoli.

Francesco scopri che a Marino c’era una stazione ferroviaria che collegava Marino a Roma in poco tempo, non come il carretto con i cavalli che impiegava una giornata tra andare e venire. Così un giorno decise di provare il treno. E per dirla con Guccini, “La locomotiva sembrava fosse un mostro strano che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano”, nonno Francesco si recò alla stazione, e attese.

Si fece buio e se ne tornò a casa senza salire su nessun treno. La mattina successiva si ripeté la stessa scena e il giorno dopo ancora uguale. Il terzo giorno, in tarda mattinata, il capostazione chiese a mio nonno: “Francesco, sono tre giorni che vieni alla stazione e non prendi nessun treno, aspetti che faccia buio e te ne vai, cosa succede, perché non prendi nessun treno?” E lui rispose: “Tu dici sempre ‘In carrozza signori’… E io aspetto il treno dei poveracci”.

Quante volte abbiamo aspettato il treno dei poveracci per salire sul treno che non è mai passato? Quante occasioni abbiamo perso perché convinti che non era per noi? Le convinzioni sono sensazioni di assoluta certezza, su qualcosa, su qualcuno, su noi stessi. La nostra identità è una convinzione, la più potente di tutte e la più difficile da sostituire.

Nonno Francesco CREDEVA di ESSERE un poveraccio e da tale si comportava, pensava, viveva. Certamente all’epoca (i primi del ‘900) non si parlava di PNL, di convinzioni, di identità. Non si sfuggiva a quello che credevi e dicevi di essere. Se credevi di essere un poveraccio lo eri, punto.

Ma se ci penso, anche oggi se credi di esserlo lo sei, punto.

Sono passati 100 anni, il Dr. Richard Bandler e il Dr. John Grinder, hanno creato questa grande cosa che è la PNL (Programmazione Neurolinguistica), questa immensa cassetta degli attrezzi che inconsapevolmente ci portiamo dietro, e che di solito utilizziamo (ahimè) più per creare situazioni non utili che situazioni utili. A costo di essere ripetitivo, ma fare in modo che ognuno possa salire sul proprio treno: ripropongo qui di seguito il metodo di Anthony Robbins per cambiare le nostre convinzioni non utili e sostituirle con delle convinzioni utili, di cui ho parlato nel mio E-Book “Semplice_mente PNL”

Immagina che la tua convinzione sia un tavolo al quale tu hai dato molte gambe.

Il tavolo è la tua convinzione, le gambe sono tutte le certezze che sono legate a quella convinzione, cominciamo a fare in modo che il tavolo inizi a traballare. Crea il dubbio sulla convinzione non utile: è una convinzione tua? Dovuta a cosa? Ti viene dalla famiglia? Dalla scuola?, Hai mai provato a fare quella cosa? Se si quante volte? Quante volte sei caduto prima imparare a camminare? Quante volte hai creduto impossibile qualcosa che con l’impegno sei riuscito a fare molto bene?

Crea certezze sulla convinzione utile che sostituirà quella non utile, crea le gambe che sosterranno il tavolo: quante volte sei riuscito a fare bene quello che volevi? “Questa convinzione mi aiuterà a…”, “Facendo mia questa convinzione la mia vita cambierà in questo modo…” , “Mia moglie/mio marito/ i miei figli, saranno fieri di me.”, “Migliorerà anche la loro vita, quanto guadagnerò in salute, in denaro, in tempo, assumendo questa nuova convinzione?”

Una volta assunta la nuova convinzione, comportati di conseguenza, pensa di conseguenza, agisci di conseguenza, e ricorda che siamo quello che crediamo di essere e che possiamo credere di essere quello che vogliamo essere.

Nonno Francesco decise di andare a fare fortuna in America. Trovò, infine, la nave dei poveracci. Raccontava mia nonna che: “Partì con pulci e tornò con i pidocchi.” Francesco, nonostante vedeva davanti ai suoi occhi gente che si riscattava dalla propria condizione, credeva di essere un poveraccio e da tale si è sempre comportato. E’ morto in povertà.

Noi possiamo scegliere.

 

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