Lug 142018
 

PUBBLICATA IL 3 MAGGIO 2013 DAL CORRIERE DELLA SERA SALUTE 

«Quando ero bambino avevo un po’ di difficoltà a parlare. Un problema che si è aggravato con la pubertà e la prima adolescenza. Avevo proprio una terribile balbuzie. Ed è stato allora che ho cominciato a soffrire. I compagni mi prendevano in giro, e io non sapevo che fare.

D’altra parte, starmi a sentire era un calvario. Poco dopo ho avuto la fortuna di iscrivermi a un corso di recitazione, credo fosse il primo anno di liceo. Il teatro mi ha aiutato tantissimo. Quando memorizzavo le parole e le battute intere, non balbettavo più. È stato come un miracolo. O meglio, l’inizio della soluzione del mio difetto. So che ci sono stati tanti altri attori e attrici che hanno risolto allo stesso modo, con la recitazione e la memorizzazione, quell’incespicarsi delle parole.

Altri lo hanno risolto con il canto. Altri ancora, lontano dalle scene, non lo hanno superato per niente. Io ho continuato a balbettare fuori dal teatro per qualche anno, ma a forza di stare sul set sono riuscito a sconfiggere questo dramma personale. Oddio, ogni tanto quando mi innervosisco o sono emozionato, ancora tartaglio un pochino, ma riesco a controllare l’handicap. Sì, perché per tanto tempo l’ho proprio vissuto come un handicap: ero convinto che non sarei mai stato capace di esprimermi come tutti gli altri, che sarei stato sempre diverso.

Una sensazione di impotenza orribile. L’autostima a pezzi. Posso dire che l’autodisciplina che mi ci è voluta per controllare la balbuzie mi ha aiutato molto nella mia carriera di attore, con tutti gli inevitabili alti e bassi. Così come mi è servita ad affrontare tanti altri ostacoli dell’esistenza. Chi farfuglia non ha vita facile. Io odio quando la gente che prende in giro i balbuzienti, non vedo cosa ci sia da ridere, è una comicità da due lire. A me ovviamente fa rabbia.

«PARLO IL MENO POSSIBILE»- Conoscete adulti che balbettano? Forse no, ma ce ne sono molti. Il fatto è che chi tartaglia compie uno sforzo immane per parlare fluentemente, senza incastrarsi su una sillaba. Noi balbuzienti abbiamo imparato a usare varie strategie per far finta di essere normali. A volte restandosene in silenzio. Anche io parlo il meno possibile quando non recito. Chiaro che con gli anni ho imparato a gestire gli intoppi nei miei discorsi con l’esperienza e la ripetizione di frasi chiave, specie in sede di intervista. Ma dentro di me so che sto facendo finta di parlare in modo fluido, e mi sento una specie di impostore, come se stessi bluffando. Esistono terapie per la balbuzie, ma uno degli ostacoli principali alla cura è che nessuno sa esattamente quali siano le cause di questa sindrome verbale.

 

Sappiamo che deriva da una serie di cause fisiche e psicologiche che si manifestano in miriadi di schemi. In passato è stata considerata come una forma di fragilità emotiva, o di instabilità. Ma attualmente si pensa che sia un problema di derivazione fisiologica, un’incapacità cerebrale di coordinare il discorso. A volte è ereditaria, non nel mio caso. Tiro un grande respiro di sollievo, come padre, che le mie tre figlie non abbiano ereditato da me la balbuzie. Parlano perfettamente, e di filato. Fin troppo!» 

 

La balbuzie si può dominare e io posso aiutarti, mettiti subito in contatto con me : info@ubaldosaltarelli.it

Corriere Della Sera clicca per leggere l’intervista

Lug 032018
 

COME  HANNO DOMINATO LA BALBUZIE.

In Italia ci sono circa  sei milioni di balbuzienti a vari gradi di balbuzie, di questi solo una parte riesce a dominarla e parlare fluentemente in ogni occasione.

Nella storia grandi uomini e donne, filosofi,attori, condottieri, presidenti, re, sono stati affetti da balbuzie, ricordi il film  “Il discorso del re”? E’ la storia,vera, di  Re Giorgio VI d’Inghilterra, un uomo timido e balbuziente che ha regnato nel Regno Unito dal 1936 al 1952.

Studiando la vita di queste persone si scopre il loro segreto per dominare la balbuzie:

  • Sono stati in grado di creare un ambiente favorevole che li allenasse a parlare ( A parlare si impara parlando);
  • Hanno  imparato a esprimere la loro opinione in ogni occasione;
  • Hanno imparato le tecniche giuste per dominare la balbuzie (Respirazione, stato d’animo,  controllo delle emozioni. in pratica tutto quello che ti può insegnare oggi la PNL);
  • Hanno cambiato le loro convinzioni su  se stessi e su quello che erano in grado o meno di fare (Ti consiglio di leggere il mio E book “Keep calm e cambia le convinzioni depotenzianti”);
  • Hanno dato un valore alle loro parole;
  • Hanno cambiato la loro identità, rifiutando di credersi solo dei balbuzienti;
  • Molti sono andati oltre, dando alle loro parole un valore spirituale come ha fatto il Mahatma Ghandi;

“La fatica che faccio ad esprimermi,mi ha insegnato a pesare le parole”

                                                                                                                                                     Ghandi

Ghandi imparò a dominare  la timidezza e la balbuzie difendendo gli oppressi immigrati indiani in Sudafrica. Cambio se stesso per cambiare il mondo.

Ci sono state così tante persone balbuzienti nella storia da poter dire che una grande parte della storia è stata fatta dai balbuzienti.

Ne  elenco qualcuno dei più famosi,  continua a leggere e ti stupirai:

Mose, Demostene,  Aristotele, Cicerone, Papa Alessandro VI, Clara Barton (fondatrice della Croce Rossa  Americana), Tommaso Becket, Alessandro Manzoni, Winston Churchil, Tomas Gefferson, Lenin, Marilyn Monroe, Napoleone, Isaac Newton , Teodore  Roosevelt, George Wasington.

Per chi ama la musica, anche Gimi Hendrix. 

Pensavi di essere solo? Questi sono solo una minima parte delle persone affette da balbuzie che hanno fatto la storia.

Cosa hanno fatto queste persone per dominare la balbuzie?

  • Hanno dato una motivazione al loro desiderio di parlare;
  • Hanno acquisito l’identità  giusta superando quella di balbuziente;
  • Hanno acquisito la convinzione che le loro parole fossero utili a loro stessi e agli altri;
  • Hanno riscoperto i loro valori e rapportati a quello che volevano ottenere;
  • Hanno imparato tecniche giuste e l’uso della respirazione, della voce, del corpo;
  • Hanno ricercato e trovato ogni occasione  per parlare;
  • Sono usciti dall’isolamento.

Questo mi rispecchia,  ed è il percorso che mi ha permesso di dominare la balbuzie.

Se anche tu sei affetto da balbuzie, o hai, comunque, difficoltà nel parlare, paura, agitazione, senso di soffocamento e tutto quello di negativo potresti provare, devi sapere che superare il problema è possibile e io posso aiutarti!

         Siamo i padroni delle nostre parole.

Giu 252018
 

E possibile dominare  la balbuzie e parlare in modo fluente?

Sembrava impossibile anche a me, CHE SI POTESSE DOMINARE LA BALBUZIE , le parole si bloccavano in gola, tra i denti, sulle labbra, sillabe che si ripetevano senza che la parola arrivasse a compimento.
Morivo di vergogna, trovavo ogni scusa buona o meno per evitare di parlare.

Non so se tu sia affetto da Balbuzie, se conosci qualcuno che sia balbuziente, se riesci a parlare liberamente, in pubblico e in privato, so che comprendi quale disaggio la balbuzie provoca.
In seguito al mio incontro con la PNL, ho imparato a “calibrarmi”.Calibrare in PNL significa osservare per capire cosa succede nelle persone in determinati momenti e quali risposte diano a seguito di azioni, parole, emozioni.

Ho osservato cosa succede al mio corpo quando venivo colto dalla balbuzie:
 

Si chiudeva il respiro;

 Si stringeva la gola; (Stai pensando che è una brutta sensazione? Si esatto! E’ una bruttissima sensazione).

 Più cercavo di parlare velocemente più balbettavo;

 Le parole si bloccavano e diventavano sillabe troppo lunghe e ripetute;

Mi sentivo prigioniero della Balbuzie, del mio difetto di parola, di qualcosa che mi impediva di parlare.
Mi ero rassegnato, lunghi anni di silenzio, parlavo solo lo stretto necessario.
La PNL fu determinante per quello che è accaduto in seguito e per la mia decisione di utilizzare tecniche di PNL per affrontare e superare la balbuzie o almeno per dominarla.

La prima volta che ho sentito parlare di PNL fu in una corsia di ospedale, me ne parlò un amico mentre aspettavo che mio padre uscisse dalla camera operatoria, poi l’incontro con Debora Conti e il suo GPXS, le prime nozioni, le prime sperimentazioni, i primi tentativi di “aprire bocca”.
Poi un giorno un invito a fare da testimonial in una conferenza di Debora Conti.
Non potevo dire no, ma tutto il corpo e la mente si rifiutavano di fare quella cosa.

Nei giorni precedenti applicai su di me tutto quello che avevo imparato della PNL: Cambio del dialogo interno, visualizzazioni, ancoraggi, cerchio dell’eccellenza.
Avrebbe funzionato? Una parte di me era sicura di si, una vocina… la vocina della Balbuzie mi diceva che non sarei stato capace di aprire bocca.
C’è un modo suggerito da Richard Bandler per azzittire la vocina che ci dice che tutto andrà male…. Poco educato… ma funziona.

Il giorno della conferenza ero in fondo alla sala con una amica, quando Debora mi chiamò, sentii il cuore scoppiare in gola, mentre mi dirigevo verso il palchetto la sala applaudiva.
“Bello l’applauso… mi piace” pensavo dentro di me, lo avevo desiderato da sempre.
Sul palchetto Debora comincio a fare domande e io a rispondere, non era così male stare lì ed essere apprezzato da tutti.
Non so se ho balbettato, la mia amica che era in fondo alla sala, mi disse che ero andato bene, parlato spedito con qualche inceppo.

Quel giorno ho capito tre cose:

  •  Se hai qualcosa da dire, devi dirla, non importa se balbetti, fai comunque del bene a qualcuno che forse sta aspettando solo le tue parole;
  •  Che la balbuzie si vince o si domina parlando;
  • Che la PNL poteva veramente aiutarmi a dominare la balbuzie.

Da quel giorno non ho perso occasione per parlare, domino la balbuzie che in cuor suo vorrebbe azzittirmi ma se abbiamo qualcosa da dire, niente può farci tacere, siamo padroni delle nostre parole.

Giu 192018
 

QUANDO MI SONO ACCORTO DI BALBETTARE

 

Non ricordo quando ho iniziato a balbettare, ma so che un giorno è accaduto.

All’improvviso la classe è scoppiata a ridere ma in quel momento non ho capito perché.
Cosa era successo? Perché ridevano? Cosa avevo detto?
Il problema non era cosa avevo detto… ma come lo avevo detto.

La professoressa di francese mi stava interrogando e l’interrogazione si svolgeva in francese, tra le tante approssimative parole che uscivano dalla mia bocca dovevo pronunciare l’articolo partitivo “du”e l’ho ripetuto troppe volte..

All’epoca andava di moda un ritornello, legato alla pubblicità di una caramella che ripeteva più volte: “Dudududu … dudududù “, e al mio balbettare un compagno di classe ha intonato il ritornello e tutta la classe è scoppiata a ridere.
Al momento non ho capito bene cosa stava succedendo, poi mi sono reso conto che le parole non fluivano dalla mia bocca ma si interrompevano, stentavano a partire, si bloccavano, si fermavano in gola insieme al respiro per attimi che sembravano infiniti.

Mi sono improvvisamente reso  conto di balbettare, avevo 15 anni e frequentavo il primo anno delle scuole superiori.
E mi sono subito reso conto di cosa poteva significare:
Grande vergogna;
Isolamento;
Difficoltà di approccio con una ragazza (ragazzina… avevo 15 anni);
Crollo della prospettiva di una carriera politica che già mi prefiguravo;


Sono seguiti tempi in cui avevo paura di aprire bocca per paura di essere deriso, parlavo poco, ma in compenso me la cavavo nello scrivere.
Spesso ho scritto interventi, relazioni, discorsi pronunciati da altri, dei quali spesso prendevano il merito.
Devo dire che parenti e amici non mi facevano pesare la balbuzie o almeno non in maniera evidente.
Con il tempo ho trovato il mio modo per esprimermi, con piccoli e costanti accorgimenti ma la balbuzie mi pesava, quelle parole che di bloccavano sembravano non essere le mie, nella mia mente fluivano ma qualcosa le bloccava, in gola, sulle labbra, tra i denti.

Tornando al primo episodio di balbuzie che ricordo, l’anno precedente non era stato un anno facile.
Sono stato bocciato al primo anno delle scuole superiori, costretto a cambiare scuola con la voglia di finirla là e lasciare lo studio.
Sempre in quell’anno sono stato aggredito da uno dei soliti bulli che ancora oggi, purtroppo, girano nelle le scuole e purtroppo ancora non praticavo l’arte marziale che poi ho praticato per tanti anni.
Certo… episodi spiacevoli ma nessun “trauma” che può giustificare la balbuzie.

Era semplicemente accaduto, senza una giustificazione, senza un motivo, senza una ragione evidente.
Erano gli inizi degli anni 70, dall’altra parte del mondo, due ragazzi Richard Bandler e John Grinder, stavano creando una disciplina che avrebbero chiamato PNL (Programmazione Neuro Linguistica).
Ci sono voluti molti anni prima che la PNL arrivasse a me come ho raccontato in “Parla con sicurezza” un E. Book che ha già aiutato tante persone a esprimersi liberamente e a superare i blocchi e le paure che impediscono a chi ha difficoltà di espressione ma anche a chi teme semplicemente di esporsi, di esprimersi in libertà.

Quando è arrivata a me la PNL si è aperto un mondo e ora aiuto persone balbuzienti e non a esprimersi meglio.
La balbuzie non è l’unico difetto nel parlare, c’è chi parla troppo velocemente, chi invece troppo lentamente, chi tocca in continuazione la persona con cui parla, chi grida, chi invece parla a voce troppo bassa.

A volte capita ancora, in certi momenti, ma ho imparato a controllare quello che accade dentro me stesso e riesco a parlare in modo che se non dichiaro io la mia balbuzie, difficilmente gli altri se ne accorgono, e questa è una delle più grandi soddisfazioni della mia vita.
A presto
Ubaldo

Set 202017
 

Dopo aver fatto la RUOTA della VITA, ( hai fatto l’esercizio? Se non l’hai fatto ti invito a leggere l’articolo e a divertirti con quel coloratissimo esercizio  Clicca qua ) e dopo aver valutato i vari settori della vita, Il passo successivo è darsi degli obiettivi.

Sta a te stabilire in quali settori … e cosa vuoi ottenere, la cosa importante è che non resti un sogno.
Mi piace dire che non sempre si realizzano i sogni ma tutto quello che è stato realizzato è stato prima sognato. Questa è la fase in cui si sogna e si trasformano i sogni in obiettivi e poi in realtà.

So che pensando al tuo sogno ti starai dicendo : Vorreiiiiiiii ……
Ecco il primo requisito perché un sogno diventi un obiettivo: Lo devi volere.
Vorrei è qualcosa di limitante, è un non desiderio, lo vuoi o non lo vuoi , non c’è un vorrei di mezzo.

Il secondo requisito è il VOGLIO deve essere espresso in positivo.
Faccio un esempio: hai scelto tra i settori della tua ruota della vita sul quale lavorare, il settore della salute e magari come succede spesso, si deve rientrare in un certo peso per stare bene. Dire non voglio più pesare tanti kg è un errore, la mente inconscia non processa le negazioni e si esprime per immagini, se dici di NON voler più pesare tanto, l’immagine che rimandi alla tua mente è proprio la tua immagine con tutto quel peso.
La mente inconscia, è ubbidiente, non è ironica, non discute fa esattamente quello che tu vuoi sia che tu glielo dica in un modo o in un altro …
Ti faccio un altro esempio, considera la tua mente come un navigatore satellitare, per arrivare all’indirizzo giusto, dove tu vuoi arrivare , devi inserirlo chiaramente nel navigatore, poi sarà lui a trovare le strade giuste, se sbagli a girare, sarà il navigatore a ricalcolare il percorso fino a quando non arrivi a destinazione.

Questo esempio introduce ancora un altro requisito del sogno che diventa obiettivo, deve essere SPECIFICO.
Specifico significa che bisogna essere estremamente chiari su quello che si vuole.
Tornando al peso che bisogna riconquistare, dobbiamo determinare esattamente che peso vogliamo avere … Voglio pesare esattamente XX kili!
E siamo a buon punto … Voglio pesare esattamente XX kili … entro quanto tempo?

Il quarto elemento del sogno che diventa obiettivo è quello di essere DEFINITO NEL TEMPO.

Dire di voler raggiungere un obiettivo senza dire entro quando equivale a dire… da lunedì comincio e non cominciare mai…. Quante diete dovevamo iniziare di lunedì? Quante palestre dovevamo frequentare dal 2 gennaio ? Ma quale lunedì? Ce n’è uno a settimana e quale 2 gennaio? Ce n’è uno ogni anno.
Si dice, ormai un po’ troppo ripetuto ma è vero, che la differenza tra un sogno e un obiettivo è una data.
Quindi un obiettivo deve avere una data di inizio nella quale si inizia a progettare e fare e una data di fine, entro la quale l’obiettivo deve essere raggiunto.
Riepilogando un obiettivo deve:

Essere voluto;

Espresso in positivo;

Specifico;

Definito nel tempo;

Ci siamo quasi, ancora qualcosa: Deve essere credibile, se dici di voler perdere 20 kili in una settimana, non è credibile, a meno che non subisca una radicale amputazione, ma questo non sarebbe molto salutare.

Un elemento essenziale del sogno che diventa realtà è che sia, come si dice in PNL, ECOLOGICO, nel senso che deve essere buono per te e anche per gli altri.
Pensa se per raggiungere il tuo obiettivo, dovessi lavorare per 20 ore al giorno per sei giorni a settimana, che ne sarebbe della tua salute? Quando potresti stare con la tua famiglia, con i tuoi affetti? Non sarebbe qualcosa si buono ne’ per te ne’ per gli altri.
La realizzazione dell’obbiettivo deve essere sotto la TUA RESPONSABILITA’ e deve essere un TUO OBBIETTIVO.

Se pensi che la responsabilità del raggiungimento del tuo obbiettivo, possa essere relegata a qualcun altro, evidentemente non hai un obbiettivo ma solo la speranza che qualcuno faccia qualcosa per te .. raramente ciò avviene.

Per concludere , non puoi avere obbiettivi per altri ma solo per te, sei l’unica persona su cui hai potere , sui tuoi pensieri e sulle tue azioni.. quindi adesso tocca a te.

Se vuoi, ora, hai gli strumenti necessari per stabilire quello che vuoi e come raggiungerlo.
Su come raggiungere gli obiettivi ne parlo più approfonditamente nell ‘E Book “Semplicemente PNL” che trovi cliccando sul titolo.

Aspetto tue notizie, attraverso i commenti o scrivendomi a info@ubaldosaltarelli.it
Buon lavoro e a presto.
Ubaldo

Nov 142016
 

mercatoMi  chiedono spesso cosa è la PNL, le risposte sono tante, come sono tante le persone che se lo chiedono e me lo chiedono. Nel corso del tempo le risposte sono cambiate.

Man mano che prendevo sempre più  coscienza, io stesso, di cosa stavo parlando e promuovevo, le risposte erano diverse: La cassetta degli attrezzi, lo studio soggettivo dell’esperienza, lo studio dell’esperienza umana, lo studio dell’eccellenza…  ma erano cose che sentivo lontane da me e dalle persone alle quali rispondevo. Certo che erano e sono definizioni giuste… Ma… quanto comprensibili a breve? Erano risposte che facevano dire … “Ahhhh ho capito!”?

Credo che la semplicità delle cose sia l’arma vincente in tutto, PNL compresa, anche per questo il mio primo libro si chiama “Semplicemente PNL“, rendere le cose semplici è stato sempre il mio “pallino” forse perché mi sono trovato molte volte davanti a complicazioni inutili, anche durante lo studio della PNL stessa.

Ora a chi mi chiede cosa è la PNL dico che è qualcosa che facciamo ogni giorno il più delle volte inconsapevolmente , che ci “Programmiamo” in base alle esperienze passate, in base a quello che crediamo, in base a quello che ci dicono e  a quello che ci diciamo, dico che la PNL non ha inventato nulla, se mai ha scoperto qualcosa su come funzioniamo, su quali sono i nostri meccanismi interni che ci spingono a realizzare o meno quello che vogliamo e che comunque in un modo o in un altro mettiamo in moto dei meccanismi consci e inconsci che ci spingono a dei comportamenti piuttosto che ad altri.

La PNL ha avuto e ha il merito di individuare le cose che funzionano nella nostra mente, nella mente di chi ha successo, di chi realizza i propri obiettivi, di chi riesce a vivere felicemente la propria vita e le ha rese fruibili a tutti con delle tecniche sostanzialmente semplici, che molto spesso somigliano a giochi.

Ha anche avuto il merito di individuare tutto ciò che nella nostra mente ci impedisce di realizzare quello che vogliamo e ci ha dato i mezzi per superare gli ostacoli che si sovrappongono tra noi e i nostri obiettivi. Ne ho trattato in modo semplice nel mini ebook “STAI CALMO E CAMBIA LE CONVINZIONI DEPOTENZIANTI”.

La PNL è semplice, è qualcosa che applichiamo ogni giorno. Ci “programmiamo” o anche … purtroppo … “ci programmano”, è PNL? … si lo è! I telegiornali, la pubblicità, anche gli scaffali del supermercato ci condizionano… è PNL … si lo è!  La persona che riesce a realizzare se stessa e vivere la vita che desidera è PNL?… Si lo è!  Qualcuno che in mezzo a tanti mediocri riesce ad emergere pur vivendo nello stesso ambiente  è PNL? … Si lo è!  

Non c’è un momento della nostra vita in cui il nostro dialogo interno tace, parla.. parla… parla… e non c’è modo di azzittirlo, ma possiamo trasformarlo, possiamo cambiare quello di cui siamo convinti, possiamo scegliere i nostri pensieri … POSSIAMO. 

A questo serve la PNL , a restituire potere a noi stessi, a farci capire che possiamo avere una vita diversa  da quella a cui sembriamo destinati.

Cos’è allora la PNL? E’ la vita di tutti i giorni, sono i nostri pensieri, le nostre convinzioni, i nostri valori, la PNL è quella cosa che ci può cambiare la vita perché ci insegna a fare nel modo più utile e naturale quello  che facciamo già  in modo inconsapevole.

 

 

Mag 062016
 

Per un Coach la formazione è essenziale, sia che la dia o che la riceva.
Dopo aver frequentato le migliori scuole di formazione e aver accumulato una discreta “esperienza sul campo” sento sempre il bisogno di migliorare la mia formazione e di conoscere nuove tecniche che mi permettano di aiutare le persone a raggiungere i propri obiettivi e a risolvere i problemi che la vita ci offre ogni giorno, a trasformali in occasioni di crescita e di cambiamento.

Sinceramente non è facile trovare della buona formazione, almeno formazione di alto livello.
Ieri girando per internet alla ricerca di qualcosa di nuovo sul panorama della formazione mi sono imbattuto nel corso “Strumenti di coaching” di Debora Conti.

pnl-coach-strumenti-coaching-debora-contiLa curiosità mi ha spinto ad approfondire la lettura della pagina.

La pagina è gradevole e da una prima idea di quello che sarà il corso complessivamente.

Spiega chiaramente cosa imparerai e cosa otterrai partecipando al corso , con la consueta onestà che deve avere un grande Coach. Un link ti porta a una successiva pagina e qua trovi un assaggio di quello che sarà il corso: Tre video in omaggio da vedere tutto d’un fiato e scopri già la qualità della formazione che cercavi. Senza contare poi i bonus che avrai frequentando il corso, in conclusione guadagni di più di quello che spendi.

Mi ha convinto, questa è formazione di qualità!
Conosco Debora Conti da molti anni, posso dire che per certi aspetti è stata la mia Maestra, ha cambiato la mia vita, mettendomi nella condizione di appassionarmi alla PNL, e di cambiare me stesso e altre persone, so che Debora conti ha cambiato anche la vita di migliaia di persone che le si rivolgono e se ha cambiato la mia vita di uomo timido e balbuziente e quella di altre migliaia di persone, è evidente che il suo Coaching è Coaching di qualità.

Ora Debora ci rivela i suoi segreti, ci spiega come entrare nel cuore e nella mente delle persone, il suo modo di spingere le persone a cambiare utilizzando le tecniche di Coaching che lei usa e che ha creato e tecniche di PNL.

Inutile dire che il 24 e 25 settembre sarò a Milano per partecipare al corso… dimenticavo una cosa estremamente gradevole, il corso è in promozione, puoi partecipare risparmiando del denaro e ottenere di più di quello che pensavi.
Che tu sia già un Coach esperto, o che tu sia in via di diventarlo, spero di incontrarti a Milano il 24 e 25 settembre per partecipare con Debora Conti al corso “Strumenti di Coaching”

Ago 192015
 

Tratteresti male, deliberatamente, una persona a cui tieni molto, soltanto perché ha fatto un errore o non è riuscita a raggiungere un obiettivo.. o per qualsiasi altro motivo sapendo bene che non merita quel trattamento?
Credo di no… eppure è quello che facciamo ripetutamente con noi stessi.
angelo-amp-diavolo-21632913Ci basta il minimo errore o il non riuscire a realizzare qualcosa e con il nostro dialogo interno , ce ne diciamo di tutti i colori.
L’autostima è una convinzione e anche uno stato d’animo.
Una convinzione perché siamo convinti di valere o di non valere;
Uno stato d’animo perché viene indotta da quello che ci dicono e da quello che ci diciamo.
Mentre non possiamo influire molto su quello che ci viene detto dagli altri, se non assumerne il giusto significato e neutralizzarlo, possiamo controllare quello che ci diciamo e utilizzare il giusto “vocabolario”
Un presupposto della PNL è che non esistono fallimenti ma solo risultati.
Effettivamente non conosco nessuno che al primo colpo abbia realizzato qualcosa, ma tutti sono andati per tentativi.
Si dice che Edison abbia “fallito”9999 volte prima di realizzare la lampadina e diceva che ogni volta si avvicinava di più al risultato.
Noi siamo quello che ci diciamo di essere, se diciamo di essere dei falliti perché non siamo stati in grado per un periodo di seguire un regime alimentare o di allenarci costantemente, allora ci sentiremo e saremo dei falliti.
Se utilizziamo un modo di parlare diverso nei nostri confronti avremo dei risultati diversi.
Come ti sentiresti se invece di darti del fallito/ della fallita ( Sto estremizzando) ti ponessi semplicemente la domanda: Cosa posso fare per…… .. ? Come posso ………..?
Ora ti invito a fare un esercizio importante, in modo che possa prepararti ad affrontare i momenti in cui più ti serve sostenerti invece che abbatterti.
Anche questo è allenamento per raggiungere i tuoi risultati di forma fisica e di benessere.
Prendi un foglio bianco e dividilo in due parti, torna con la mente all’ultima volta che non sei riuscito/a a fare bene qualcosa: Hai saltato degli allenamenti o interrotto un regime alimentare o qualsiasi altra cosa a cui tenevi, ti eri programmata ma non sei riuscito/a a realizzare. Torna a l tuo dialogo interno, cosa ti sei detto/a?
Scrivi le parole sulla parte sinistra del foglio poi sulla colonna destra, trasforma quelle parole in modo che abbiano un impatto emotivo diverso e potenziante.

Sono un fallito Questo tentativo non è riuscito ma posso fare qualcosa di diverso.
Non ci riuscirò mai Se mi impegno riuscirò sicuramente

Ricorda che I fallimenti non ti rendono un fallito, sono stati necessari per acquisire la tua esperienza, vivili come un modo per apprendere .
Se ce ne fosse bisogno, tieni a mente che tutte le persone sbagliano.
Ricorda anche che tu sei un essere prezioso/a e che tutto dipende dall’atteggiamento con il quale ti poni davanti alle cose, quindi tutto dipende da te, Assumiti la responsabilità delle tue azioni, festeggia i successi, rifletti sugli insuccessi e usali come scuola.
Circondati di persone che sappiano apprezzarti, prenditi cura di te stesso/a, , apprezza le tue qualità e se cadi rialzati e riprendi a camminare.

Ubaldo Saltarelli
Life coach

Articolo pubblicato nel sito WWW.workout-italia.it

Giu 192013
 
 19 giugno 2013  Comunicazione No Responses »

  Capire ed essere capiti

Articolo pubblicato sul sito : www.enciclopediadellapnl.com

Parlare significa comunicare?

Quante volte ti è accaduto di parlare con qualcuno ed avere  la sensazione di parlare due lingue diverse, ognuno dalla sua parte che spinge per avere ragione sull’altro.

Eppure le parole, ovvero la comunicazione Verbale, rappresentano solo il 7% della comunicazione che effettivamente inviamo all’altro, quindi la cosa che evidentemente facciamo, rendiamo la comunicazione non  congruente con il restante 93% della comunicazione che è rappresentato dal Non verbale, cioè la fisiologia, l’uso del corpo e il Paraverbale, cioè l’uso della voce.

Quante volte abbiamo sentito parlare qualcuno, che diceva un mare di belle parole, ma non siamo stati conviti dalla sua comunicazione? Come se qualcosa stonasse, come se qualcosa dentro noi (che sfuggiva alla parte conscia della nostra mente) suonasse un campanello d’allarme.

Molto probabilmente le sue parole non erano congrue con la gran parte della comunicazione (quel 97% fatto di movimenti corporei e  modo di parlare). È  chiaro che se ti dico che sono felice di vederti e sono sorridente e il mio tono di voce è gioioso, tutta la tua persona (conscio e inconscio insieme) capisce che sono realmente felice di vederti. Se invece il mio viso e il mio modo di parlare tradiscono il mio disappunto nel vederti, al di là delle belle parole, capisci che non sto dicendo il vero.

Se hai avuto la sensazione di parlare due lingue diverse, possono essere  entrati in gioco altri fattori.

Voglio raccontarti un episodio della mia vita, breve ma molto illuminante sul fatto di parlare delle lingue diverse.

Avevo un collega di lavoro con il quale non ci capivamo molto, al di là delle fazioni per cui parteggiavamo, quest’uomo è veramente una brava persona, e non riuscivo a capire perché puntualmente non riuscivamo a capirci.

comunicare

L’illuminazione arrivò dopo il mio primo corso di PNL, dopo aver affrontato il VAK , i canali di acquisizione delle informazioni.

Ognuno di noi usa prevalentemente un canale di acquisizione delle informazioni, in realtà li usa tutti e tre, Video, Audio, Kinestesico, ma uno prevale sugli altri.

La scelta del canale di acquisizione con il quale comunicare con il nostro interlocutore, a volte è essenziale per farsi capire, e  dopo aver acquisito le informazioni rispetto al  VAK, un giorno mi resi conto,  salutando il mio collega, che usavamo canali di acquisizione delle informazioni diversi, mentre io lo salutai dicendo «Ci vediamo» lui mi rispose «Ci sentiamo». È da notare che noi in realtà non ci sentivamo mai, ma ci vedevamo ogni mattina.

Facendo attenzione al suo modo di parlare, mi resi conto, che era pieno  di: ascolta, non suona, fammi sentire ecc.

Cambiando i Predicati (parole che descrivono il sistema di acquisizione prevalente) utilizzati per parlare con il mio collega la situazione è cambiata. Siamo riusciti finalmente a comprenderci ed utilizzare un buon rapporto, e quando ci salutiamo alla fine della giornata di lavoro io dico «Ci sentiamo»,  anche se in realtà ci rivedremo e non ci sentiremo.

Per capire quali siano i predicati utilizzati, chiaramente occorre  ascoltare con molta attenzione.

Quindi riepilogando, possiamo dire che per comunicare in modo di capire ed essere capiti occorre:

  • essere un ottimo ascoltatore per capire i Predicati utilizzati dal nostro interlocutore e capire quale  canale di acquisizione delle informazioni sta utilizzando prevalentemente. Considera anche che una persona che si sente ascoltata con attenzione si sente anche compresa e apprezzata e di conseguenza è più propensa ad ascoltare e ad apprezzare
  • si devono usare congruentemente  le Parole con  la Fisiologia e il Modo di parlare.

In conclusione, ringraziandoti per avermi letto anche questo mese, voglio proporti un gioco:

in questo articolo ho usato diversi PREDICATI, che lasciano capire quale è stato il mio canale di acquisizione nello scrivere questo articolo, vorrei che tu prendessi carta e penna e scrivessi tutti i predicati che riconosci e da questi cerca di capire quale canale ho prevalentemente utilizzato. Sarei felice se  mi scrivessi (ubaldo@enciclopediadellapnl.com), la tua opinione in merito.

Ti auguro una vita felicemente comunicativa,

Ubaldo

 

Set 292012
 
 29 settembre 2012  Comunicazione No Responses »

Comunicare_Territorio_2Parlare significa comunicare?

Quante volte ti è accaduto di parlare con qualcuno ed avere  la sensazione di parlare due lingue diverse, ognuno dalla sua parte che spinge per avere ragione sull’altro.

Eppure le parole, ovvero la comunicazione Verbale, rappresentano solo il 7% della comunicazione che effettivamente inviamo all’altro, quindi la cosa che evidentemente facciamo, rendiamo la comunicazione non  congruente con il restante 93% della comunicazione che è rappresentato dal Non verbale, cioè la fisiologia, l’uso del corpo e il Paraverbale, cioè l’uso della voce.

Quante volte abbiamo sentito parlare qualcuno, che diceva un mare di belle parole, ma non siamo stati conviti dalla sua comunicazione, come se qualcosa stonasse , come se qualcosa dentro noi, che sfuggiva alla parte conscia della nostra mente, suonasse un campanello d’allarme?

Molto probabilmente,le sue parole non erano congrue con la parte più della comunicazione, quel 97% fatto di movimenti corporei e  modo di parlare, è chiaro che se ti dico che sono felice di vederti e sono sorridente è il mio tono di voce è gioioso, tutta la tua persona, conscio e inconscio capiscono che sono realmente felice di vederti, se invece il mio viso e il mio modo di parlare tradiscono il mio disappunto nel vederti, al di la delle belle parole, capisci che non sto dicendo il vero.

Se hai avuto la sensazione di parlare due lingue diverse, possono essere  entrati in gioco altri fattori.

Voglio raccontarti un episodio della mia vita, breve ma molto illuminante sul fatto di parlare delle lingue diverse.

Avevo un collega di lavoro con il quale non ci capivamo molto, al di la delle fazioni per cui parteggiavamo, quest’uomo è veramente una brava persona, e non riuscivo a capire perché puntualmente non riuscivamo a capirci.

L’illuminazione arrivò dopo il mio primo corso di PNL, dopo aver affrontato il VAK , i canali di acquisizione delle informazioni.

Ognuno di noi usa prevalentemente un canale di acquisizione delle informazioni, in realtà li usa tutti e tre, Video, Audio, Kinestesico, ma uno prevale sugli altri.

La scelta del canale di acquisizione con il quale comunicare con il nostro interlocutore, a volte è essenziale per farsi capire, e  dopo aver acquisito le informazioni rispetto al  VAK, un giorno mi resi conto,  salutando il mio collega, che usavamo canali di acquisizione delle informazioni diversi, mentre io lo salutai dicendo “ … ci vediamo” … Lui mi rispose “… Ci sentiamo”. E’ da notare che noi in realtà non ci sentivamo mai, ma ci vedevamo ogni mattina.

Facendo attenzione al suo modo di parlare, mi resi conto, che era pieno  di: ascolta, non suona, fammi sentire ecc

Cambiando i Predicati,(parole che descrivono il sistema di acquisizione prevalente )  utilizzati per parlare con il mio collega, la situazione è cambiata, siamo riusciti finalmente a comprenderci ed utilizzare un buon rapporto e quando ci salutiamo alla fine della giornata di lavoro, dico “ … ci sentiamo”… anche se in realtà ci rivedremo e non ci sentiremo.

Per capire quali siano i predicati utilizzati , chiaramente occorre  ascoltare con molta attenzione.

Quindi riepilogando, possiamo dire che per comunicare in modo di capire ed essere capiti occorre:

  • Essere un ottimo ascoltatore per capire i Predicati utilizzati dal nostro interlocutore e capire quale  canale di acquisizione delle informazioni sta utilizzando prevalentemente. Considera anche che una persona che si sente ascoltata con attenzione si sente anche compresa e apprezzata e di conseguenza è più propensa ad ascoltare e ad apprezzare.
  • Si devono usare congruentemente  le Parole  con  la Fisiologia e il Modo di parlare.

In conclusione, ringraziandoti per aver letto la News dell’ Enciclopedia della PNL, voglio proporti un gioco:

In questo articolo ho usato diversi PREDICATI, che lasciano capire quale è stato il mio canale di acquisizione nello scrivere questo articolo, vorrei che tu prendessi carta e penna e scrivessi tutti i predicati che riconosci e da questi cerca di capire quale canale ho prevalentemente utilizzato.

Ti auguro una vita felicemente comunicativa

Ubaldo