Giu 052019
 
 5 Giugno 2019  PNL Applicata  Add comments

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Di Elisa Migliorini

La vedo, allo scaffale del supermercato, quella mamma armata di occhiale che attenta e indagatrice legge l’etichetta stampata sul vasetto di marmellata: Come Nonna dice la scritta, cosi allettante di promesse genuine.

Ma l’etichetta non la incanta! Scruta allora con attenzione l’elenco di tutti gli ingredienti cercando di dar loro un significato più preciso, che la faccia decidere che davvero quella è buona e genuina e come la marmellata della nonna!

In fondo per sua figlia vuole solo il meglio!

Ed eccola la sua piccola principessa, li che ciondola accanto al carrello annoiata, tamburella con le dita sui vasetti di fronte a lei, giusto per ingannare l’attesa.

La mamma ha deciso, con forza spinge in avanti il carrello, mentre la bambina per raggiungerla di corsa, lascia andare quei vasetti, fortuiti compagni di giochi, ma lo fa con troppa fretta! E due cadono a terra in molti pezzi.

“Accidenti a te! Sei sempre la solita distratta! Sei una pasticciona! Nella vita combinerai solo guai se fai così!”

Mortificata e con gli occhi gonfi di lacrime la piccola guarda la mamma pensando che sì, ha proprio ragione, combina sempre qualche pasticcio!

Quella mamma attenta che qualche minuto prima aveva scandagliato per bene l’etichetta stampata sul vasetto per dare significato preciso ad ogni singolo ingrediente non fidandosi della scritta promettente, aveva appena liquidato la figlia appioppandole una nuova etichetta, senza scendere però troppo nei particolari.

E’ un comportamento attento per una mamma che vuole il meglio?

Sfido chiunque a non aver redarguito almeno una volta il proprio figlio o figlia con una frase ad effetto, estremamente ermetica, dettata da fretta, stanchezza o da nervi del momento.

Queste frasi, si usano per familiarità, perché sono una via spiccia per esprimere sovente un’emozione che con queste uscite sfoga e fa sentire meglio.

Eppure, se la cosa diventa ripetitiva e ridondante, si rischia davvero di fare dei danni.

In questo caso la linguistica ci dà una mano a chiarire la questione.

Redarguire il proprio figlio con frasi brevi, etichette appunto, che sovente utilizzano il verbo essere, ha un effetto preciso a livello neurale.

Per gli appassionati di Pnl le frasi utilizzate sopra sono degli esempi di cancellazioni semplici, e generalizzazioni nonché nessi causa – effetto che sono alla base della costruzione delle cosiddette convinzioni limitanti.

Credenze appunto che una volta prese per vere, tendono ad accompagnare l’individuo e ne determinano il campo delle possibilità di agire.

Il genitore rappresenta, come altre figure di importanza per il bambino, l’autorità e inconsciamente ciò che egli dice diventa verità e quindi realtà.

Se un bambino si convince e crede di essere un pasticcione, o una persona particolarmente distratta, creerà inconsciamente delle situazioni che lo porteranno a confermare quanto dettato dalla convinzione.

Cosa pensate accadrà quando, anche da grande, a questo ex bambino verrà chiesto di portare a termine un qualsiasi compito nuovo, prestando particolare attenzione ai dettagli?

Credete plausibile che, se la convinzione persiste e non è stata confutata negli anni, vi sarà proprio in quell’occasione di particolare importanza, una vocina che risuona nella sua testa e dice “sei un pasticcione…sei distratto…. “ come pensate verrà portato a termine l’incarico?

Ci sono davvero molte probabilità che questo pensiero innestato nella mente diventi parte dell’individuo e del suo modo di pensare a se stesso e alla sua identità. Il bambino si convincerà di essere così, di essere distratto, di essere pasticcione e questo potrebbe portarlo reiterare il comportamento infinite volte anche nella vita adulta.

E che dire di uscite come “sei uno stupido!”, “sei lento”, “sei un fannullone” ecc.

Il verbo essere è il verbo che identifica il sé, il fulcro dell’identità di una persona. Ecco perché le frasi risuonano a livello limbico particolarmente potenti, attivando uno stimolo emozionale che poi rimane impresso nella memoria.

Le etichette sono pericolose perché molto brevi e scarne nella sintassi, indirizzano l’attenzione sul soggetto e non sul comportamento.

Il bambino potrebbe essere portato a pensare che disapproviamo lui anziché il suo comportamento in quello specifico contesto. (Stimpson and Parker, 1999) Inoltre pensare di essere il problema può portarlo a non vedere soluzione, a non vedere che basta comportarsi in modo diverso per ottenere un risultato diverso.

Scegliere le parole giuste, per ogni situazione è impegnativo e richiede allenamento e buona volontà, ma è possibile e talvolta anche divertente, fosse altro per ricordare a noi tutti che l’impegno nell’educare un figlio si esprime anche e forse soprattutto dandogli gli strumenti per crescere sano e sviluppare appieno le proprie potenzialità di individuo.

Per cui non limitiamoli, creiamo in loro convinzioni utili e stiamo attenti alle etichette!

Con piacere ospito sul mio Blog Elisa Migliorini eccezionale Life Coach  opera a Verona e si occupa di tutti gli aspetti riguardanti il rapporto genitori figli.

Per chi vuole contattarla il suo n° di cellulare     351 90 54 749

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